Oggi, il concetto di Open Banking non è più solo “accesso ai dati dei conti e avvio pagamenti” come definito dalla normativa europea PSD2. Gli elementi su cui si basa (API sicure, consenso esplicito, Strong Customer Authentication) restano fondamentali, ma sta assumendo sempre più i contorni di un’infrastruttura abilitante per tre evoluzioni che ormai si sovrappongono:
In altre parole: l’Open Banking è nato come obbligo regolamentare, ma oggi assume sempre più il significato di modello operativo API-first su cui si costruiscono percorsi finanziari integrati e “AI-native”.
Un indicatore utile per comprenderne il ruolo chiave per aziende e consumatori è la crescita prevista dell’uso delle API a livello globale: secondo Juniper Research¹, le chiamate Open Banking API aumenteranno da 137 miliardi (2025) a 722 miliardi (2029), con una crescita del 427% nel periodo.
Anche l’evoluzione normativa è un indicatore della sua diffusione: un report del Cambridge Centre for Alternative Finance² ha evidenziato che, a livello globale, 60 giurisdizioni hanno già implementato norme o regolamentazione Open Banking, segno che il modello sta superando da tempo i confini europei.
Nel 2026, in Europa, la traiettoria è guidata da due cantieri regolamentari che convergono:
Nel 2026 il punto non è solo “più dati”: è standardizzare e governare lo scambio dati, e decidere il funzionamento dell’infrastruttura (ruoli, responsabilità, schemi tecnici, modelli di compensazione, interoperabilità).
Quali sono, quindi, i trend dell’Open Banking che caratterizzeranno il 2026 e i prossimi anni?
Il 2026 è un anno “di consolidamento” per i pagamenti Account-to-Account (Pay by Bank), soprattutto perché il quadro infrastrutturale e regolamentare sugli instant payents sta maturando.
Per esercenti, aziende e piattaforme, l’interesse resta concreto: costi potenzialmente più bassi, settlement più rapido, autenticazione bancaria forte e possibilità di integrare meglio riconciliazione e post-pagamento, soprattutto nei flussi B2B.
L’Open Banking è sempre meno percepito come una categoria di prodotto e sempre più come layer abilitante dentro percorsi più ampi:
L’utente finale non “vede” l’Open Banking ma ne beneficia direttamente, grazie a meno attrito in fase di onboarding, più controllo attraverso il consenso esplicito e processi più veloci.
Con PSD3 e PSR, la partita non è solo rendere i dati accessibili ma semplificarne l’accesso. L’accordo annunciato a fine 2025 va nella direzione di un mercato più competitivo, con enfasi su frodi e sicurezza.
Per banche, TPP e piattaforme questo significa che la differenza tra “essere compliant” e “essere scalabili” passa da:
DORA (Digital Operational Resilience Act) è applicabile dal 17 gennaio 2025, ma il 2026 è l’anno in cui si sentiranno pienamente gli effetti delle norme sulla resilienza digitale:
Con più API e più integrazioni, diventano centrali:
Questo impatta direttamente chi costruisce ecosistemi Open Banking/Open Finance: la fiducia non è uno slogan, è un requisito di architettura.
Nel 2026 l’AI verrà applicata sempre più in ambito pagamenti e operations (prevenzione frodi, compliance automation, ottimizzazione dei processi), e la combinazione con dati “aperti” aumenta il potenziale: più contesto, più tempestività, più capacità di previsione.
Il punto chiave però è un altro: più decisioni automatizzate si traducono in maggiore necessità di trasparenza, controlli e comprensione, soprattutto su credito, rischio e antifrode.
L’Intelligenza Artificiale avrà un ruolo centrale: la sua applicazione “a silos”, ossia a singoli progetti, verrà superata da un’integrazione a tutta la strategia aziendale, con vantaggi tangibili e nuovi casi d’uso:
La parola chiave sarà orchestrazione: con più fonti dati e più attori, il valore non sta solo nell’algoritmo, ma nel disegno end-to-end (processi, controlli, auditabilità, fallback, responsabilità).
L’Italia mostra segnali concreti di maturazione, ma con un profilo molto chiaro: trazione più forte nel B2B, più lenta nel retail.
Per il 2026, la traiettoria è abbastanza chiara: nel consumer l’Open Banking cresce solo quando smette di “farsi notare” e diventa un’esperienza paragonabile - o migliore- rispetto a carte e wallet. Questo significa tre cose molto concrete: standardizzazione (flussi simili tra banche e Paesi, meno variabilità), velocità e continuità (onboarding e pagamento senza passaggi inutili, con fallback gestiti bene) e certezza operativa (esiti immediati, riconciliazione comprensibile, gestione di errori e rimborsi con regole trasparenti).
Nel B2B, invece, il punto di forza è che il valore si misura subito: meno lavoro manuale (riconciliazione e accounting), più controllo di cassa (visibilità su incassi e uscite in near real-time) e processi più automatizzati (tesoreria, payout, gestione degli scaduti). Qui l’Open Banking non compete solo come “metodo di pagamento”, ma come infrastruttura "dati e pagamenti" che abilita efficienza e decisioni migliori (ad esempio su credito, limiti, rischio operativo).
In sintesi: l’adozione non dipende più dal “se” l’Open Banking funziona, ma dal quanto è integrato, affidabile e governabile. Sul consumer vince chi riesce a renderlo invisibile e standard; sul B2B vince chi dimostra ritorni misurabili e scalabilità operativa. Il ponte tra i due mondi è lo stesso: qualità delle API, governance del consenso, gestione delle eccezioni e sicurezza end-to-end.
Open Banking API Call Volume to Surpass 720 Billion Globally by 2029 | Juniper Research, febbraio 2025
The Global State of Open Banking and Open Finance | Cambridge Centre for Alternative Finance, 2024
Payment services deal: More protection from online fraud and hidden fees | Parlamento europeo, novembre 2025
Framework for financial data access | Commissione europea
Rapporto sull'Open Banking in Italia | Banca d’Italia, ottobre 2025
Open Banking Italia: successo connessione conto al 57,4%. I Dati 2025 | CRIF, ottobre 2025



