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Equity crowdfunding: che cos’è, come funziona e quali sono le piattaforme per startup e PMI

L’Equity crowdfunding è una modalità di investire in startup innovative e in PMI in Italia in cambio di quote societarie. E’ una modalità per finanziarle e sostenere l’economia reale del Paese. Fino ad una decina di anni fa non se ne parlava in Italia, non esisteva nemmeno una normativa che la regolasse ma oggi sta diventando una pratica sempre più diffusa anche tra chi non è un esperto di finanza ma vuole esplorare opzioni di investimento diverse da quelle tradizionali.

Nel termine equity crowdfunding c’è la parola crowd che racconta in parte la logica che sta alla base di questo meccanismo, infatti c’è una folla di investitori che decide di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese e lo può fare attraverso portali online autorizzati, piattaforme che in Italia come nel resto del mondo sono sempre più numerose e specializzate.

Equity Crowdfunding: come funziona

Quando si sceglie di investire in una azienda attraverso l’equity crowdfunding lo si fa perché si crede fermamente che essa abbia tutte le carte per diventare una realtà di successo, capace di diventare in poco tempo una protagonista del suo mercato di riferimento. Questo perché a tutti gli effetti si diventa proprietari di parte delle quote del loro capitale e quindi soci. Quando e se questa impresa avrà successo, ciò che accade è che le azioni che si sono acquistate hanno un valore maggiore rispetto a quanto le si è pagate, quindi se ne può quindi ricavarne un profitto vendendole, oppure si può scegliere di incassare i dividendi. Occorre prendere in considerazione anche un altro scenario, quello negativo in cui l’impresa su cui si ha puntato non riesce a sfondare. In questo caso si rischia di perdere tutto o una parte dell’investimento. Il rischio c’è e chi si avvicina all’Equity Crowdfunding deve tenere conto dell’alto tasso di mortalità delle startup, fidandosi invece del fiuto della piattaforma che si è scelta per investire.

Equity Crowdfuding: un po’ di storia

Come abbiamo detto, una decina di anni da l’Equity Crowdfunding in Italia non era cosa fatta e fattibile perché non esisteva nemmeno una normativa, arrivata nel 2013. Questa volta però non possiamo lamentarci di essere il fanalino di coda dell’Europa perché figuriamo come il primo Paese, anche nel mondo, perché negli Usa già esisteva ma con forti limitazioni, ad aver introdotto  una normativa sull’Equity Crowdfunding con una legge e un successivo regolamento. All’inizio c’erano davvero troppi vincoli e pochi sono stati i soggetti che hanno potuto usufruire di questa opportunità, sia lato imprese che lato potenziali investitori. Quando il regolamento è stato modificato, il mercato ha iniziato a crescere e non ha ancora smesso.

Nel 2020 è stata registrata una sostanziale tenuta della raccolta con equity crowdfunding e rispetto al 2019 anche un leggero incremento nonostante le incertezze dovute alla pandemia. Questo fino al secondo trimestre, poi nel terzo c’è stato un boom, una raccolta record di oltre 47 milioni e 61 campagne finanziate con successo e con il quarto trimestre la raccolta complessiva del 2020 è diventata di 103 milioni di euro: +57% rispetto ai 65 milioni raccolti nel 2019. Se andiamo ad osservare la crescita delle campagne finanziate, notiamo che sono cresciute con un tasso minore (sono state 159 rispetto alle 139, con un +14%), quindi è aumentata fortemente la raccolta media di ciascuna campagna (da 472 mila euro a 648 mila).

Cosa dice la normativa in Italia e nel mondo

Prima alle startup innovative, poi anche alle PMI non innovative, l’Italia è stata la prima a concedere un regolamento per raccogliere capitale dal crowd con l’entrata di vigore del DL 50/2017.  Il regolamento e il quadro legislativo italiano risalgono al 2013 e sono 25 articoli racchiusi nella “Raccolta di capitali a rischio da parte di imprese e start-up innovative tramite portali online”. Si tratta di un insieme di norme emesse dalla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), “figlie” del “Decreto crescita bis”, DL 179/2012.

Negli Stati Uniti l’Etuity Crowdfunding è stato normato nel 2016 e in questo caso il “crowd” era davvero tutta la gente e non solo gli investitori accreditati. Più avanti è arrivato un cenno anche dall’Unione europea che ha deciso di permettere alle piattaforme di equity e lending crowdfunding dedicate alle imprese di ottenere un passaporto europeo. Questo significa dare loro la possibilità di sollecitare il pubblico risparmio e finanziare imprese in tutti i Paesi membri Ue.

Equity Crowdfunding: come funziona

Quando si decide di investire in una startup o in una impresa con l’Equity Crowdfunding è molto importante scegliere la piattaforma con cui farlo che ci aiuterà anche a selezionare a chi dare un finanziamento. Si deve infatti guardare il modello di business, la scalabilità dell’azienda, il team  e la motivazione. Per procedere è necessario iscriversi a un portale di intermediazione autorizzato e registrato sul sito della Consob. A questo punto si possono vedere tutte le campagne in corso e decidere quale finanziare guardando le informazioni fornite dalla piattaforma, la descrizione, i traguardi raggiunti, i traguardi futuri. 

Sarà compito del portale fornire all’investitore tutta la documentazione utile, fargli compilare l’anagrafica e  leggere i documenti informativi in modo da verificare che abbia i requisiti necessari per poter effettuare un investimento con un certo livello di rischio. Se si idonei, si può procedere con l’investimento.

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